
Commissario Jørgensen, in Italia abbiamo accolto con favore la creazione di una Direzione generale dedicata all’edilizia abitativa, così come il lancio del Piano europeo per la casa, entrambi passaggi cruciali per affrontare una crisi che ormai interessa l’intero continente. Secondo la sua valutazione, quali sono i principali fattori strutturali che alimentano la crisi abitativa europea?
«Il principale fattore è il disallineamento tra domanda e offerta di alloggi. Abbiamo stimato che sia necessario costruire 650.000 abitazioni in più ogni anno per soddisfare la domanda attuale. Realizzare queste unità abitative aggiuntive richiederebbe investimenti per circa 150 miliardi di euro all’anno, ma in realtà osserviamo che gli investimenti stanno diminuendo.
La ragione per cui non stiamo costruendo abbastanza è che i costi di costruzione sono elevati, mancano innovazione e manodopera qualificata, e la burocrazia è eccessiva. Allo stesso tempo, non utilizziamo in modo efficiente gli edifici esistenti: circa il 20% delle abitazioni è vuoto!
Inoltre, non disponiamo di un numero sufficiente di alloggi sociali e la loro quota è in diminuzione.
Un altro problema è che l’attività degli affitti a breve termine è quasi raddoppiata tra il 2018 e il 2024. In alcuni quartieri e nelle aree a forte vocazione turistica, la quota di affitti a breve termine può arrivare fino al 20%, creando pressione abitativa per la popolazione locale.
Che cosa significa tutto questo per gli europei? Dal 2013 i prezzi sono aumentati di oltre il 60% in tutta l’UE, crescendo più rapidamente del reddito delle famiglie. Anche gli affitti medi sono aumentati, sebbene meno dei prezzi (circa il 20%), mentre i nuovi contratti di locazione sono aumentati in modo significativamente maggiore. In alcuni Paesi dell’UE, tra cui l’Italia, le persone vivono con i genitori fino ai 30 anni o più.
Per troppo tempo abbiamo ignorato questa situazione. Per troppo tempo l’abitare è stato trattato semplicemente come un’altra merce, invece che come un diritto fondamentale. E ora ci troviamo di fronte a una vera crisi sociale.»
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